LE ORIGINI
Nata da una felice intuizione del vulcanico De Tomaso, la famosa “Biturbo” vide la luce nel 1981. Nata come coupè di lusso e prestazionale a quattro posti, la sua prima derivata fu la berlina a quattro porte molto elegante. La richiesta di auto scoperte, specie sul prestigioso mercato nord americano, portano i dirigenti della casa del Tridente a sviluppare un’affascinante aperta partendo proprio dalla “Biturbo”.
Se per la berlina si sceglie di allungare il passo portando la lunghezza totale a 440cm. dagli originali 415cm., per la scoperta si sceglie la strada opposta. Si accorcia il passo per ottenere una risposta più agile e rapida sullo stretto e indirettamente per alleggerire il peso della vettura, visti i maggiori kg. dovuti agli interventi di irrigidimento per la mancanza del tetto. Il progetto e l’assemblaggio è affidato alle sapienti mani del capace Zagato che trova negli stabilimenti milanesi la sede ideale.
Le affascinanti linee della coupè originale vengono riprese pari pari dove grinta ed eleganza si miscelano alla perfezione, tant’é che a quasi trenta anni dal suo debutto è ancora più bella. Era il 1985 quando questa inimitabile scoperta entra in commercio e per oltre dieci anni rimarrà nei concessionari Maserati. Sia il frontale che il posteriore sono quelli della “Biturbo”. Ovviamente la differenza risiede sulla mancanza del tetto, sostituito da una capote a scomparsa in contrasto con la tinta della carrozzeria. Ingegnoso il sistema dei cristalli posteriori. Essi, infatti, sono inseriti all’interno della capote stessa e grazie ad un sistema meccanico a compasso ruotano insieme al tettuccio stesso.
Di alto livello la finitura del tettuccio apribile che presenta una imbottitura ed un rivestimento anche internamente, in modo tale da coibentare perfettamente l’abitacolo. Freddo e rumori sono quindi banditi. Nessun roll bar centrale, anche perché la lunghezza della vettura è ridotta ed il telaio della cornice del parabrezza è appositamente rinforzato in modo tale da proteggere adeguatamente gli occupanti in caso di ribaltamento. Curioso notare che la vettura seppur poco più lunga dei quattro metri ( pensate che ha gli stessi ingombri di un’attuale Punto ) non è una vera due posti secchi. Infatti è una scoperta omologata come 2+2, ovvero due posti veri sull’anteriore e due di fortuna sul posteriore. Si potrebbe pensare ad una cabriolet a quattro posti dunque? Non proprio.
Posteriormente non sono presenti due veri posti, ma sono stati alloggiati due cuscini ed uno schienale imbottito su tutta la larghezza, in modo tale da poter ospitare solo per fortuna e per brevi tragitti due persone e non certo di alta statura. Quindi rimane effettivamente una vera spider sportiva, da utilizzare anche in modo confortevole a passeggio sul lungo lago come una raffinata cabriolet.
Il motore al suo debutto non poteva che essere il noto e famigerato 2.0 litri con doppia sovralimentazione a 6 cilindri a V a 90°. Già a metà anni ottanta, al suo debutto, annoverava soluzioni tecniche all’avanguardia come un sistema frenante idraulico con dischi autoventilati. Inizialmente, con l’adozione dell’alimentazione a carburatore sviluppa la ragguardevole potenza di 180cv. In seguito con l’introduzione dell’iniezione i cavalli aumentano ed anche le prestazioni. Nel 1990 l’intera gamma delle derivate delle “Biturbo” ( berlina, coupè e spider ) sono sottoposte ad un elegante restyling che interessa in particolar modo il frontale.
La calandra è addolcita , così come vengono rivisti i proiettori. Anche il paraurti è molto più raccolto ed assume una forma molto più avvolgente contenente i fendinebbia al suo interno. Stessa sorte viene riposta anche al paraurti posteriore dove capeggiano i bei terminali di scarico. Si adegua in tal modo alle nuove tendenze stilistiche imperanti negli anni novanta.
La famiglia delle Spyder non è certo ricca di versioni. Itautoweb parla delle auto italiane dal 1993 ad oggi, e la Spyder dal suo esordio sino appunto al ’93, propone solo due propulsori sia a livello nazionale che fuori dai nostri confini. Al 2.0 litri viene presto affiancato un più omogeneo e meno brutale 2.8 litri, sempre a 6 cilindri a V con doppia sovralimentazione.
Ovviamente a livello nazionale, dove sino ad una decina di anni fa vigeva un particolare rigore fiscale sulle vetture di alta cilindrata ( sopra i 2.0 litri a benzina e 2.5 litri a gasolio ) prese il sopravvento il più piccolo dei propulsori, mentre il più corposo 2.8 litri era destinato prevalentemente all’esportazione.
A gennaio del 1993 troviamo un bel “2.0 V6 24v biturbo” da 241cv capace di spingere la leggera scoperta oltre i 200 Km/h come velocità di punta. Se l’aerodinamica non gioca un ruolo a favore per staccare una punta più alta ( comunque sia già di per sé ragguardevole ), è lo scatto che lascia senza fiato, con il classico 0-100Km/h coperto in poco più di 6 secondi. Spunto da vera Gran Turismo. Nel marzo del 1993 viene introdotta una versione depotenziata dello tesso propulsore, dove non troviamo più le quattro valvole per cilindro, ma bensì tre. La potenza si riduce di 18cv, ma le prestazioni rimangono quasi invariate. Nessun allestimento, ma solo un equipaggiamento al top come da tradizione Maserati. La selleria e i rivestimenti di plancia e portiere in raffinata alcantara oppure in pregiatissima pelle fiorentina che sin intona perfettamente con l’esclusiva radica che come sempre avvolge l’intero abitacolo. In 11 anni sono più di 3.000 gli esemplari consegnati ed ancora oggi i loro proprietari sono gelosissimi del proprio gioiello. La Spyder, nata appunto quattro anni più tardi rispetto alla capostipite “Biturbo”, riesce a risolvere in anticipo i noiosi difetti di affidabilità che hanno da sempre segnato la fama della bella coupè. Comunque sia, una sportiva, seppur di classe, che riesce a rimanere sul mercato per più di dieci anni senza oltretutto stravolgimenti e face lifting, non è cosa comune.
Le ultime versioni, quelle che interessano noi, catalizzate e ancor più raffinate rimarranno in listino sino ad inizio 1996, lasciando un buco di ben cinque anni abbondanti in casa Maserati quando la splendida Spyder derivata dalla coupè del nuovo corso “3200GT”, sarebbe andata a colmare la lacuna. Ma questa è un’altra storia e ne riparleremo, non preoccupatevi.